05 Novembre – Finanza Alternativa per PMI

05 Novembre – Finanza Alternativa per PMI

Cresce in Italia la finanza alternativa: più supporto a non quotate e Pmi

Fonte: IlSole24Ore

A piccoli passi la Finanza Alternativa cresce anche in Italia. Private equity, private debt, mini bond, crowdfunding sono strumenti entrati nel gergo comune dei direttori finanziari delle Imprese in particolare quelle non quotate e di piccole, medie dimensioni. Un interesse cresciuto negli ultimi anni all’indomani della crisi finanziaria e all’ombra del credit crunch che ha costretto le imprese a cercare fonti di finanziamento alternative al credito bancario. Come se non bastasse, la regolamentazione stringente imposta da Bruxelles ha spinto gli istituti di credito ad essere meno laschi nei confronti delle imprese.

In un ipotetico nuovo scenario di restrizione del credito da parte delle Banche quali strumenti possono disporre le imprese per continuare a finanziarsi? Alla domanda risponde la finanza alternativa che mostra ogni anno numeri in crescita in linea con il resto dell’Europa: secondo Deloitte Alternative Lender Deal Tracker (I trimestre 2018), il settore è aumentato del 22% rispetto ai 12 mesi precedenti. Come nel caso dei mini-bond che negli ultimi 5 anni hanno visto crescere il valore nominale fino a superare 16,9 miliardi di euro, 2,9 miliardi considerando solo le emissioni delle piccole e medie imprese (e 3,2 valutando esclusivamente quelle inferiori ai 50 milioni). Soltanto nel 2017, la cifra si è attestata a 5,5 miliardi di euro, pari a 170 emissioni, 147 delle quali sotto i 50 milioni, secondo i dati dell’Osservatorio mini bond del Politecnico di Milano. Parte di questi bond sono quotati alla Borsa Italiana nel segmenti ExtraMotPro pari a 1,5 miliardi di euro (soltanto 188 milioni di euro nel 2017).

Dai mini bond al private debt il passo è breve. I fondi dedicati al capitale di debito a cui si aggiungono quelli sul private equity e il venture capital, presentano numeri in crescita costante. Nel caso del private debt, nel primo semestre del 2018 sono stati raccolti sul mercato 141 milioni di euro e dall’inizio dell’attività (2013) a oggi, il fundraising complessivo si è attestato a 1,9 miliardi di euro di cui soltanto 617 milioni andati a finanziare direttamente le imprese nel 2017 e 448 milioni di euro nei primi sei mesi: «Oggi dobbiamo finanziare lo sviluppo delle imprese, muovere la finanza con strumenti che vanno incontro alle esigenze degli imprenditori – spiega Anna Gervasoni direttore generale di Aifi -. L’Italia è un mercato nuovo per il private debt, ma sta rispondendo bene e stanno affrontando il secondo turn around». Ad aiutare la crescita di questi fondi hanno contribuito gli incentivi introdotti nel 2013 dal governo con cui si è voluto lanciare canali alternativi a quello tradizionale bancario: «Sia chiaro – avverte Gervasoni – non ci poniamo in una posizione antagonista a quella delle banche dal momento che lavoriamo insieme per fornire finanziamenti a quella fascia di imprese che il sistema bancario fatica a coprire».

Una caratteristica tutta italiana, secondo Daniele Candiani, partner di Deloitte Debt&Capital Advisory: «In Italia gli operatori di private debt entrano in quelle operazioni che le banche non riescono a finanziare (per complessità o tempistica) oppure forniscono un finanziamento aggiuntivo rispetto al debito bancario “senior”. Al contrario, sui mercati internazionali, in particolare nel Regno Unito, il private debt rappresenta la fonte prevalente del debito a supporto di acquisizioni, ponendosi così in competizione diretta con le stesse banche». Nella medesima direzione vanno i fondi di private equity e venture capital con 5 miliardi di euro raccolti nel 2017 di cui 2,8 miliardi andati a finanziare direttamente i piani di sviluppo delle imprese.

Cresce anche il crowdfunding, dedicato alle start up e alle Pmi, un canale che finora ha raccolto 249 milioni di euro (153 milioni nell’ultimo anno) e che nei primi mesi del 2018 ha veicolato fondi per una cifra superiore a tutto il 2017. La voce dell’equity crowdfunding (la tipologia che prevede la sottoscrizione di capitale di rischio, per cui l’investitore diventa a tutti gli effetti socio dell’impresa) al 30 giugno ha raggiunto 33,3 milioni di euro, con una raccolta di 20,9 milioni di euro solo nell’ultimo anno, oltre il triplo rispetto a quello dello scorso anno. Mentre il lending crowdfunding (il prestito con modalità di rimborso e remunerazione del capitale attraverso un tasso di interesse) ha raccolto 216,9 milioni di euro complessivi, di cui 132,3 milioni solo nell’ultimo anno e 44,7 milioni solo per le imprese.

«I dati mostrano un mercato in forte crescita – afferma Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio crowdinvesting del Politecnico di Milano– grazie a politiche favorevoli, come l’estensione dell’equity crowdfunding a tutte le Pmi e l’applicazione della ritenuta sostitutiva del 26% ai proventi per il lending crowdfunding, all’apertura del crowdinvesting a nuove aree di business, come quella del real estate, e in generale alla progressiva maturazione del mercato. Soprattutto nel lending, si sta rivelando cruciale il coinvolgimento di investitori istituzionali».

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